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Come cerco di usare la IA

Quando c’è un nuovo problema di design, la prima mossa può essere aprire Claude e chiedergli di strutturarlo per me. A volte accade, magari per pigrizia, a volte anche per timore a non far bene le cose.

Questa settimana ho letto due articoli:

Il primo, sull’Atlantic, dice che quando l'”intelligenza” diventa abbondante quello che fa davvero la differenza è la volizione. Non vince chi usa l’IA per lavorare meno, vince chi la usa per allenarsi, per pretendere di più da sé stesso mentre la usa.

Il secondo, di Lars Faye, dice che gli strumenti di AI coding tolgono proprio l’attrito che serve a costruire competenza vera. Il paradosso è che ti serve competenza per usare bene questi strumenti ma proprio l’uso dello strumento può impedire a quella competenza di formarsi.

Conta il COME

Da anni scrivo a mano la prima bozza di un design pillar o di un one-pager, prima ancora di aprire un editor. È lo sforzo che mi serve, che mi fa capire davvero cosa sto proponendo.

Se la struttura di una sfida la decide un algoritmo, restiamo meri esecutori, e perdiamo la parte che dovrebbe farci crescere come designer. Claude ed altre piattaforme abbassano la difficoltà del framing quasi a zero, ma è proprio ciò che dovrebbe restare nostro. Identificare un problema è lavoro lento per definizione, è lì che si allena il giudizio.

La regola che mi do, allora, è una sola: prima abbozzo il framing da solo, anche grezzo, anche sbagliato. Poi lo porto a Claude per affinarlo.

L’IA non è solo uno strumento, l’ho già scritto. Il rischio vero è smettere di accorgersi di quando la si usa per evitare la fatica giusta.

Published inGame Design