Il settore dei videogiochi è in crisi da qualche anno, come il resto del mondo. Licenziamenti di massa, studi che chiudono, investimenti che si prosciugano.
La crisi non è una sorpresa. Le cose non crescono all’infinito, è una legge naturale. Eppure chi esce dagli MBA e dai programmi di finanza sembra dimenticare questa cosa elementare, o forse viene addestrato a ignorarla. Il risultato è che si creano aspettative di crescita continua per chi mette i soldi, aspettative che il settore non può mantenere a lungo. Questo, sommato alla situazione geopolitica mondiale, crea la formula per il disastro.
Quello che mi ha colpito di più, però, è il comportamento degli sviluppatori.
Quest’anno a Madeira si è tenuto un workshop interessante. Ai partecipanti è stato chiesto prima di proporre un gioco originale, poi di costruire un fondo di investimento ipotetico con un milione di dollari. Il risultato: la maggior parte dei soldi è finita su tool, infrastruttura tecnologica e ecosistemi tipo Roblox. Gli stessi sviluppatori che avevano appena pitchato con passione un progetto originale, non lo avrebbero finanziato.
Come ha detto uno dei partecipanti: “Ho letteralmente costruito una società di investimento che non avrebbe finanziato il mio pitch.”
È un sistema che premia il ritorno a breve termine e penalizza la visione a lungo termine. Quando il denaro diventa il fine invece che lo strumento, tutti si adeguano.
Questo non è un posto per poveri
Devo essere onesto su dove mi trovo io in tutto questo. Sono un consulente esterno, e una delle ragioni per cui ho scelto questa strada è proprio che conosco questo meccanismo e preferisco non dipendere da esso. Ma c’è anche un’altra ragione: i miei genitori sono benestanti. Ho avuto una rete di sicurezza che mi ha permesso di restare in questo settore nei momenti difficili. Non tutti ce l’hanno.
Il settore dei videogiochi, oggi, è sempre di più un settore per chi può permettersi di aspettare. Per chi ha già un patrimonio familiare, per chi non ha bisogno dello stipendio del mese per pagare l’affitto. Questo è un problema non solo di equità, ma di qualità. Stai escludendo talenti che semplicemente non possono permettersi i rischi strutturali di un’industria così instabile.
Allora cosa si fa?
Guardo a Hollywood con interesse perché ha trovato alcune risposte pratiche a problemi simili.
- modello a slate: distribuire il rischio su più progetti invece di puntare tutto su un singolo blockbuster. Significa accettare che alcuni falliscano, ma che il portafoglio complessivo regga.
- protezione strutturale dei creativi: I sindacati di Hollywood esistono perché senza di essi il rapporto di forza tra chi ha il capitale e chi ha il talento è troppo sbilanciato. Il settore dei videogiochi ha bisogno di strutture simili.
- modello A24: piccolo, curatoriale, con un’identità editoriale precisa. Sceglie i progetti che crede, li produce con cura, e genera profitti sostenibili. Dimensioni ridotte e visione chiara possono coesistere con la salute economica.
Un problema risolvibile
Servono strutture finanziarie costruite sui tempi reali dello sviluppo, non sui cicli del venture capital. Servono più forum dove i developer possono esercitarsi a pensare come investitori prima di essere in una sala riunioni reale. Servono modelli che diano a uno studio abbastanza runway per costruire qualcosa di durevole.
È il momento in cui chi ha la responsabilità di prendere decisioni (investor, publisher, lead) può scegliere di costruire qualcosa di più solido di quello che c’era prima.