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Il credo del game designer

Seth Godin ha pubblicato ieri The Builder’s Creed, una riscrittura del vecchio Optimist’s Creed di Christian Larson (1911), passata attraverso le riflessioni recenti di Reid Hoffman su cosa voglia dire costruire qualcosa in un’epoca che si chiede continuamente se valga ancora la pena farlo. L’ho letto due volte, e alla seconda ho pensato: anche noi game designer dovremmo averne uno. Siamo builder pure noi, solo che quello che costruiamo non esiste finché non prende forma nella testa di qualcun altro.

Mi è tornato in mente l’inizio di The Art of Game Design di Jesse Schell, dove ricorda che il game designer non è un mestiere solo, ma tanti insieme (ingegnere, narratore, psicologo, matematico) tenuti insieme da una sola abilità: ascoltare. Ascoltare il gioco che prende forma sotto le mani, ascoltare i giocatori, ascoltare il proprio istinto quando qualcosa non torna ancora prima di saperlo dimostrare in una slide.

Verso me stesso

  1. Ricorderò che il gioco non sono i pezzi, il codice o il documento: è l’esperienza che il giocatore costruisce nella propria testa, e progetto per quella, non per lo slide.
  2. Mi fiderò della build più del documento: meno chiacchiere, più fatti!
  3. Ascolterò il mio istinto quando qualcosa stona, anche prima di riuscire a dimostrarlo con i dati.
  4. Resterò principiante in almeno una disciplina fuori dai giochi, perché le idee migliori di questo settore arrivano quasi sempre da chi non viene dai giochi.

Verso il lavoro

  1. Consegnerò la build, non solo il documento sulla build.
  2. Proteggerò la fantasia da cui è nato il progetto, prima che uno spreadsheet cominci a correggerla.
  3. Tratterò i contenuti come un mezzo per arrivare a un’esperienza, mai come l’obiettivo.
  4. Terrò insieme ispirazione e pragmatismo: la fantasia che dà l’anima a un gioco, e il mercato che tiene accese le luci.

Verso i giocatori

  1. I giocatori sono persone, non funnel. Progetto per quello che ricorderanno, non solo per quanto spenderanno.
  2. Non confonderò un loop compulsivo con uno divertente. So che la differenza esiste anche quando le metriche non la mostrano.
  3. Renderò visibile il lavoro dietro al gioco ogni volta che posso: è l’unica cura vera per chi dà tutto per scontato.

Verso l’industria

  1. Assumerò per curiosità, non per anni di esperienza. Questo settore vive di outsider.
  2. Dirò i miei compromessi ad alta voce, invece di lasciare che sia una KPI a prendersene la colpa più avanti.
  3. Continuerò a credere che un’industria migliore sia costruibile. Costruibile, un gioco onesto alla volta.

Ho scritto questo velocemente quasi per gioco. Come la Sagrada Família, andrà rivisto cantiere dopo cantiere.

Published inBusiness