Qualche settimana fa un contatto LinkedIn ha mostrato con orgoglio il suo scaffale di vinili. Ha dichiarato di avere anche Spotify Premium. Ma i dischi che ama davvero li vuole in mano, non solo in streaming.
Per anni la narrazione nell’intrattenimento è stata semplice: il fisico è morto, streaming e digitale sono il futuro. Ma i dati recenti raccontano qualcosa di diverso.
Il mercato americano dei vinili ha superato per la prima volta il miliardo di dollari, segnando il diciannovesimo anno consecutivo di crescita (RIAA, 2025 Year-End Music Industry Revenue Report). Nel cinema succede qualcosa di simile: mentre i DVD standard continuano a calare, le vendite di 4K UHD Blu-ray sono salite del 12%, segno che il pubblico più appassionato vuole possedere i propri contenuti in qualità non compressa, senza dipendere da una licenza legata a una piattaforma (dati Digital Entertainment Group, riportati da FlatpanelsHD).
E nei videogiochi?
Qui la strategia dei platform holder va nella direzione opposta. Lettori disco venduti come accessorio opzionale, corsa costante al GaaS, ecosistemi pensati per essere sempre più digitali. Capisco la logica di breve periodo: il margine sul digitale è più alto, la distribuzione costa meno, i dati sui giocatori sono più facili da raccogliere. Ma ottimizzare per il margine a breve termine rischia di allontanare proprio il pubblico core più fedele, quello che nella musica e nel cinema sta oggi trainando il ritorno del fisico.
È vero che in volume il digitale guida ancora le vendite aggregate, soprattutto quando si mischiano titoli multiplayer di massa con esperienze single-player premium. Ma i giochi single-player di alto livello sono investimenti emotivi. I giocatori non li consumano soltanto, li collezionano. Conosco persone che tengono in salotto le custodie dei giochi che li hanno segnati, come il mio amico tiene i vinili sullo scaffale.
A tal proposito, beccatevi questa bellissima ninna nanna ucraina appartenente al nuovo DLC di Stalker 2: Cost of Hope:
Perché il digitale vince ancora, per ora
Le pressioni geopolitiche sulla supply chain e il costo dei componenti danno oggi un vantaggio di costo concreto alla distribuzione digitale, ed è la ragione principale per cui i platform holder spingono in quella direzione. Ma quando le catene di approvvigionamento si stabilizzeranno e la stanchezza verso le licenze digitali (quella sensazione di “non possiedi quello che compri”) continuerà a crescere, credo che anche nel gaming il fisico troverà il suo spazio di rinascita, magari più piccolo che in passato ma comunque significativo.
Inseguire l’omogeneità digitale per inseguire un trend rischia di far dimenticare un principio semplice, che vinile e Blu-ray stanno confermando in questi anni: i contenuti premium creano collezionisti premium.
I platform holder stanno abbandonando troppo presto i loro fan più fedeli per rincorrere un trend passeggero del settore, questa è la mia sensazione.