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Il segreto è farli sentire intelligenti

Molti game designer partono da un’assunzione sbagliata: pensano che il giocatore debba essere abile, attento, strategico per godersi il gioco. Costruiscono sistemi che premiano solo chi legge tooltip, calcola probabilità, ottimizza risorse.

La realtà dei fatti è invece che la maggior parte delle persone non fa tutte queste cose. E il vero mestiere del designer è far percepire al giocatore di aver fatto una scelta intelligente, anche quando il sistema lo ha guidato lì con cura.

Come si costruisce la sensazione

Un buon combat encounter non chiede al giocatore di scoprire la mossa vincente da zero. Gli mette davanti opzioni, ne rende una leggermente più leggibile, e lo lascia arrivarci “da solo”.

Stessa logica nei puzzle: la soluzione sembra un’intuizione personale, ma il gioco ha già eliminato in silenzio dieci false piste prima che il giocatore le considerasse.

L’attribuzione conta più della difficoltà

Quando un giocatore vince, se sente che il merito è suo, torna a giocare. La domanda giusta in fase di design è: cosa posso togliere, semplificare, rendere visibile, perché la sua conclusione arrivi facile e sembri comunque sua?

Il talento del designer si misura da quanto lavoro invisibile riesce a fare perché il giocatore si senta in una certa maniera.

Published inGame Design