Stai studiando come nacque la fama di Hitler nella Repubblica di Weimar. Cause economiche, crisi politica, comizi nelle birrerie, populismo da quattro soldi. Roba seria, ma anche pesante.
Poi qualcuno in classe dice: e se facessimo un simulatore di birreria?
Devi spillare birre, servire clienti, fare soldi. C’è Hitler che gira tra i tavoli e dice minchiate. Se lo ubriachi abbastanza, la sua popolarità scende. Se lo lasci parlare, la sua popolarità sale.
Questo è un videogioco. L’avete appena progettato voi. E l’IA ve lo costruisce mentre parlate.
Questa è l’attività extrascolastica che mi immagino.
AI applicata ai videogiochi applicata alle materie umanistiche. Storia, filosofia, letteratura, economia. I giochi sono sempre stati sistemi di regole basati su attività ed eventi del mondo reale.
Il formato è semplice. La classe si siede. Il professore è l’unica interfaccia con l’agente AI. Gli alunni si occupano di avere idee e di coordinarsi per istruirlo. Il professore trascrive, guida, fa domande. L’agente costruisce. Alla fine si gioca tutti insieme.
Nessuno deve saper programmare. Nessuno deve sapere usare Godot. Serve saper ragionare su un problema e saper collaborare.
La storia tradotta in meccaniche.
Quando un alunno decide che “ubriaco uguale meno popolarità”, sta ragionando su come funzionava il consenso nella Weimar. Sta costruendo un modello causale. Sta facendo quello che gli storici fanno, con uno strumento che gli appartiene.
Il gioco obbliga a semplificare consapevolmente. Devi scegliere cosa conta, cosa misurare, cosa ignorare. Quella scelta è il pensiero critico che si vuole insegnare. E poi si gioca. E ci si fa una risata. E quella risata è memoria.
Nuove frontiere
Oggi chiunque con un’idea chiara e un agente AI può avere un prototipo funzionante in ore. Non un capolavoro, un prototipo. Qualcosa che gira, che si tocca, che risponde.
L’accesso alla creazione non è più filtrato dalla competenza tecnica. È filtrato dalla chiarezza del pensiero.
La scuola ha attività extrascolastiche come robotica, teatro, informatica. Tutte valide. C’è un territorio nuovo e credo che va esplorato: usare l’AI per trasformare le materie umanistiche in esperienze interattive che gli alunni progettano insieme.
Qualcuno lo farà, prima o poi. Potrebbe iniziare da una classe qualunque.