Se lavori a lungo per la stessa azienda, c’è sempre un gruppo di persone che si lamenta molto. Del prodotto, delle scadenze, dei capi, degli altri team. La cosa che mi snerva di più è che, di solito, non si raggiunge nessun obiettivo. La lamentela occupa il posto dove potrebbe stare il lavoro.
Lamentarsi a volte serve: c’è un problema vero, lo dici, lo provi a sistemare. Quando qualcuno si sfoga esistono tre cose che può cercare:
- essere ascoltato,
- essere consolato,
- essere aiutato.
Ascoltare e consolare fanno poco per ridurre lo stress, mentre offrire una soluzione o un modo diverso di vedere le cose fa la differenza. Se una lamentela non porta da nessuna parte, di solito è solo rumore.
Il lato scomodo di costruire
Nei giochi lo vediamo di continuo:
- Un boss ingiusto va segnalato e se possibile sistemato.
- Un boss difficile ti fa morire, ti fa capire perché, e ti fa riprovare in tre secondi.
La frustrazione sana punta verso la maestria. Il lamento è come quando resti sulla schermata di game over a raccontare a chiunque passi quanto era terribile il boss.
Costruire ha anche un lato scomodo. Può diventare una scusa per sentirsi superiori, e ci sono processi davvero rotti, dove dire le cose come stanno fa già parte del costruire. Tra un’azienda dove le cose si possono cambiare e una dove non si cambia niente, il primo caso si riconosce da come reagiscono le persone quando qualcuno propone.
Prima di parlare male
La mia regola, alla fine, è semplice. Se vedo un problema, propongo. Se posso, faccio. Se dopo aver proposto e fatto vedo che le cose non vanno proprio, me ne vado. Restare in un posto che non cambia a lamentarmi è la terza opzione, ed è quella che voglio evitare. È successa, ma con l’età e figli è sempre più difficile da intraprendere.
Prima di parlare male di qualcosa, chi potrebbe cambiare questa cosa? Se la risposta non è la persona che ho davanti, quella conversazione meglio lasciarla perdere.