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Aquile vestite da piccioni

A volte romanticizziamo il lavoro al punto di ignorare quel momento, che arriva sempre, in cui procediamo automaticamente. Il nostro valore lo iniziamo a misurare con il tempo che investiamo in qualcosa, senza pensare al risultato reale e a ciò che stiamo per offrire ai giocatori.

Spesso, mi sono trovato in situazioni dove i miei colleghi facevano molte ore extra per il piacere di farle, oppure perché assorbiti in questo ciclo infinito. Il che porta inevitabilmente a stimare male i progetti, a considerare fattibili cose che senza ore extra non lo sarebbero e che per altro non aggiungono valore reale al gioco.

Non posso cambiare questi atteggiamenti, anche se ci ho provato. Ma non ci casco nemmeno, non faccio ore extra non necessarie (soprattutto se non retribuite).

Disaccordo, ma andiamo avanti

Preferisco concentrarmi sui miei compiti, al giorno d’oggi, più che cercare di dibattere perché ho notato che le persone si mettono sulla difensiva.

Da un lato, lavoro su ciò che mi è stato assegnato, cercando di consegnare sempre a tempo e sempre con qualcosa in più. Dall’altro, cerco di proporre costantemente miglioramenti rispetto alla visione iniziale che mi si offre. Raramente questi vengono accettati, ma serve a me per ragionare sul prodotto e anche per far capire il mio potenziale.

  • Il gioco di un cliente non è il mio gioco
  • Se un cliente mi assegna la progettazione di una feature poco pensata, prima la progetto esattamente come mi dice
  • Offro quello che per me sarebbe un miglioramento, senza difenderlo. Se il cliente dice di no, è no. Di nuovo, non è il mio gioco.

Mostrare senza parole

In molte realtà, soprattutto devo dire aziende più grandi dove le persone fanno prove d’accesso incredibilmente complesse e devono mostrare un pedigree potente, i disaccordi verbali sono visti molto spesso come attacchi. Soprattutto in remoto, senza il faccia a faccia, ho notato che o sono io che non so discutere o la gente è troppo orgogliosa.

Se voglio un cambio nel design, non lo discuto mai nel meeting. I meeting per me sono lo strumento solo per mostrare di voler lavorare in squadra, e per elogiare. Io preferisco piuttosto presentargli la versione offerta e un prototipo veloce con la versione migliorata.

Le aquile non fanno crunch

Io sono come un’aquila che vola alto e a volte cade in picchiata per risolvere problemi concreti. Molti clienti mi vogliono piccione, volare basso e scagazzare qua e là.

Ho l’esperienza per lavorare in modo efficiente, non ho bisogno di dedicare più ore del dovuto. Preferisco concentrarmi sul consegnare un lavoro ad alto livello nelle mie ore contrattate. Appoggio sempre gli altri con le loro idee, anche se bizzarre, ma quando il mio giorno finisce, sconnetto.

E se mi pagano da aquila per lavorare come un piccione, meglio così: meno responsabilità!

Published inGame Design