Il grande momento è arrivato: il mio gioco preferito di tutti i tempi è stato annunciato in forma di remake.
Questo gioco appartiene al passato, un passato in cui tutti guardavamo al futuro con curiosità. Al contrario di oggi, quando il futuro ci fa paura. Dopo che Super Mario 64 scrisse la grammatica del 3D, arrivò il nuovo Zelda: un romanzo epico scritto con la stessa grammatica.
Le innovazioni furono moltissime, dal sistema di blocco dei nemici all’inventario consultabile e usabile dal gamepad. Ma la più importante fu che non si trattava più semplicemente di un gioco basato sulla fantasia di combattere con la spada: era diventato una storia con un significato profondo sull’infanzia e sulla crescita.
La scelta di design di aggiungere il salto come azione attivabile in qualsiasi momento dal giocatore cambia un po’ le carte in tavola, e forse apre a ulteriori segreti basati sui “gradini”, cosa che prima era impossibile. In cambio, però, aggiunge complessità ai controlli.
A tal proposito, mi chiedo come arriva questo gioco alle nuove generazioni, quelle che non hanno giocato agli originali né su N64, né su DS. Sono ottimista. Tra l’altro, nel giro di un paio d’anni Nintendo avrà il dominio assoluto nei negozi, se Sony e Microsoft continuano a ignorare le necessità dei loro clienti principali.
Credo in questi remake come una grande forma di preservazione della cultura, e sono contento sia di poter rigiocare questo titolo, sia che le nuove generazioni possano farlo!