Ho voglia di rinnovare un po’ le mie iniziative online. Finora il blog, LinkedIn e qualche podcast sono stati i miei tre pilastri. Adesso però l’editore si è svegliato e si impegnerà a rivedere il mio libro e ad aiutarmi a raggiungere i potenziali lettori, quindi voglio migliorare il mio modo di comunicare.
Game Design in Practice
Il libro si intitola Game Design in Practice: A Professional’s Guide to Entertainment Ideation e lo pubblica Jettelly, un editore di Toronto che fa libri e corsi per chi sviluppa videogiochi.
È una guida pratica alla fase di ideazione, il momento in cui un’idea grezza prende forma e diventa un concept. Ci metto dentro quello che ho imparato in anni di sviluppo mobile e indie: capire cosa cercano i giocatori nell’intrattenimento, andare oltre le etichette di genere per trovare l’esperienza fondamentale di un gioco, fare brainstorming con il team, costruire prototipi giocabili e infine vendere la propria visione con brief, pitch deck e demo.
Uscirà in inglese, come ebook, un capitolo alla volta. Se ti interessa, sulla pagina del libro puoi già iscriverti alla wishlist.
Fino a oggi ho usato questi strumenti in modo unidirezionale. I commenti pubblici non mi convincono molto, anche perché spesso finisco per doverli moderare. Preferisco i contatti privati, che permettono di costruire relazioni e dialoghi veri con le persone. Mi hanno portato molta felicità e nuovi amici. Per questo è arrivato il momento di rivedere la mia strategia comunicativa e rendere più facile questo tipo di incontri.
Oltre al libro sto sviluppando alcune idee di gioco, quindi potrei aggiungere la dimensione video. Penso a dei video brevi, in verticale, in cui commento un videogioco mentre lo si vede in azione: cosa funziona, cosa cambierei, quale idea c’è sotto. Con una differenza: il gioco sarebbe mio. Così potrei incuriosire le persone più visive, e chissà che non si aprano nuove opportunità. È anche un termometro per capire quanto siano fresche le mie idee, per cui prima o poi ci proverò.
Una sfida è la lingua. L’italiano è la mia lingua madre, però il mio italiano è contaminato dal castigliano, perché vivo in Spagna da molto tempo. Commetto errori e uso costruzioni che nel Belpaese non si usano; il risultato è comprensibile, ma poco soddisfacente per il mio perfezionismo. L’inglese è la lingua del business, però esistono migliaia di contenuti in inglese e credo che usino un gergo più vivo e variegato del mio. Anche lo spagnolo potrebbe starci, ma non ne sono sicuro. Tu in che lingua preferiresti leggermi e ascoltarmi?
Per oggi le novità sono queste: vado avanti con il libro e continuo a fare i miei giochi. Riesco a farlo solo grazie alle nuove tecnologie, che mi permettono di seguire più cose alla volta costruendomi gli strumenti su misura.
Se hai un consiglio sulla lingua, sui video o su qualsiasi altra cosa, scrivimi pure in privato su LinkedIn: ti ascolto.